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SERPENTE

SERPENTE

1969

Area tematica
Progetto

Marzio Cecchi

Produzione per

Studio Most

Progettato da Marzio Cecchi nel 1969 e prodotto a Firenze da Studio Most, il divano Serpente costituisce una delle più originali interpretazioni della seduta componibile sviluppate nel clima di sperimentazione del design italiano tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta.

Il divano è formato da una successione di elementi imbottiti indipendenti, collegati tra loro mediante un tubo flessibile che consente alla struttura di assumere configurazioni differenti. La seduta può così svilupparsi liberamente nello spazio, incurvarsi, avvolgersi e modificare il proprio andamento secondo le necessità dell’ambiente e degli utilizzatori. Gli elementi, realizzati con struttura in legno, furono proposti con differenti rivestimenti, dal tessuto e dal velluto al vinile lucido.

La possibilità di utilizzare la seduta su entrambi i lati accentua il superamento della tradizionale concezione frontale del divano. Serpente non viene pensato necessariamente per essere collocato contro una parete, ma come un elemento libero capace di occupare e organizzare lo spazio. Nelle configurazioni più estese poteva raggiungere dimensioni considerevoli, fino a circa sei metri di lunghezza, assumendo una presenza quasi architettonica all’interno dell’ambiente.

Il nome deriva direttamente dalla natura dell’oggetto: la successione ritmica degli elementi e la possibilità di modificarne l’andamento trasformano il divano in una sorta di organismo domestico, il cui corpo sinuoso può assumere configurazioni diverse. Mobilità, modularità e libertà compositiva diventano così parte integrante dell’esperienza d’uso e dell’identità figurativa del progetto.

Realizzato nel 1969, Serpente testimonia la precocità della ricerca di Cecchi. Negli stessi anni il progettista stava mettendo in discussione le tipologie consolidate dell’arredo attraverso opere quali Balestra e Diapason, entrambe del 1968, sperimentando nuovi rapporti tra struttura, comportamento dell’oggetto e spazio. Nel Serpente questa ricerca si traduce nella possibilità per l’arredo di modificarsi e adattarsi all’ambiente, anticipando temi della flessibilità e della configurabilità che caratterizzeranno molta parte del design degli anni Settanta.

L’opera si colloca nel clima di straordinaria sperimentazione sviluppatosi a Firenze tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta. Pur mantenendo una posizione personale e autonoma rispetto ai gruppi organizzati del Radical Design fiorentino, Cecchi ne condivide alcuni temi fondamentali: il superamento delle convenzioni tipologiche, una componente ironica e provocatoria, la sperimentazione dei materiali e soprattutto una nuova concezione dell’arredo come strumento capace di trasformare lo spazio e i modi dell’abitare.

Serpente costituisce pertanto una testimonianza particolarmente significativa della ricerca di Marzio Cecchi e dell’attività di Studio Most, da lui fondato a Firenze: una produzione caratterizzata da una forte autonomia espressiva e da una continua sperimentazione formale e costruttiva, oggi oggetto di una crescente riscoperta critica e collezionistica.

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