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SCAPOLARE

SCAPOLARE

1946 / riedizione 2021

Area tematica
Progetto

Giovanni Michelucci

Produzione per

Artec Italia

La sedia Scapolare, progettata da Giovanni Michelucci nel 1946, rappresenta una delle opere più significative della sua ricerca nel campo dell’arredo e costituisce una testimonianza esemplare del dialogo tra architettura, artigianato e design sviluppatosi nella Firenze del secondo dopoguerra.

Più che una semplice seduta, Scapolare è un manifesto della concezione progettuale di Michelucci, secondo il quale anche il più piccolo oggetto domestico doveva nascere dall’osservazione dell’uomo, dei suoi gesti e del suo modo di abitare lo spazio.

Conosciuto soprattutto come uno dei maggiori architetti italiani del Novecento – autore, tra l’altro, della stazione di Firenze Santa Maria Novella e della Chiesa di San Giovanni Battista sull’Autostrada del Sole – Michelucci dedicò una parte importante della propria attività anche al disegno degli interni e dell’arredo.

Per lui architettura, mobili e oggetti non costituivano discipline separate, ma parti di un unico progetto capace di costruire ambienti pensati a misura dell’essere umano. Le sue sedute, i tavoli, gli armadi e gli altri arredi non erano concepiti come semplici complementi, bensì come elementi architettonici in grado di partecipare alla qualità dello spazio e alla vita quotidiana.

Questa ricerca trovò un terreno particolarmente fertile durante la direzione artistica della Galleria Vigna Nuova di Firenze, ricoperta da Michelucci tra il 1945 e il 1950. La galleria rappresentò uno dei principali laboratori della ricostruzione culturale italiana, riunendo architetti, artisti, designer e maestranze artigiane in un’esperienza che anticipava molti dei temi destinati a caratterizzare il successivo sviluppo del design italiano. Qui nacque la collezione dei Mobili Moderni d’Arte, realizzati in stretta collaborazione con ebanisti toscani capaci di tradurre in manufatti di altissima qualità le intuizioni progettuali dell’architetto.

In questo contesto prende forma Scapolare, una seduta che rielabora liberamente la tradizione delle antiche sedie da balia toscane introducendo un elemento assolutamente originale: lo schienale scolpito secondo il profilo delle scapole umane. L’ispirazione anatomica non costituisce un semplice esercizio formale, ma nasce da una profonda riflessione sul rapporto tra corpo e oggetto.

Lo schienale accoglie naturalmente la postura dell’utilizzatore, trasformando una necessità ergonomica in un segno plastico di straordinaria eleganza. La struttura in noce massello e la seduta imbottita completano un oggetto che appare insieme arcaico e modernissimo, capace di fondere memoria artigianale, sensibilità scultorea e funzionalità.

Il prototipo originale è oggi conservato presso Villa Il Roseto di Fiesole, sede della Fondazione Giovanni Michelucci, che nel 2021 ha promosso la riedizione della sedia in collaborazione con Artec Italia e Palazzo BelVedere di Montecatini Terme.

Il progetto ha rappresentato un interessante esempio di dialogo tra patrimonio storico e tecnologie contemporanee: attraverso scansione tridimensionale, modellazione digitale e lavorazione a controllo numerico è stato possibile ricostruire fedelmente il manufatto originale, mantenendo però le tradizionali lavorazioni manuali nelle fasi di assemblaggio, finitura e verniciatura. Il risultato è un prodotto d’autore certificato che restituisce integralmente il valore culturale del progetto originario.

Presentata al pubblico durante la Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze del 2022, la nuova Scapolare dimostra l’attualità del pensiero di Michelucci. La sua forma continua a esprimere un’idea di design profondamente umanistica, nella quale innovazione tecnologica e sapere artigianale non si contrappongono ma si completano reciprocamente. Più che una semplice riedizione, Scapolare rappresenta il recupero di una pagina fondamentale della cultura progettuale toscana e testimonia come la ricerca di Giovanni Michelucci sull’arredo costituisca ancora oggi un patrimonio di straordinaria modernità.

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