Tra i tessuti più iconici della tradizione toscana spicca il celebre Panno Casentino, un particolare tipo di lana caratterizzato dalla tipica superficie riccioluta che gli conferisce un aspetto immediatamente riconoscibile.
Il nome deriva dalla sua area di origine, il Casentino, valle della provincia di Arezzo dove la produzione di questo tessuto è documentata fin dal XIV secolo, quando era conosciuto come “panno grosso”.
Non conosciamo l’identità dell’artigiano che lo ideò, ma le sue straordinarie caratteristiche tecniche lo hanno reso, nel corso dei secoli, uno dei simboli più rappresentativi del territorio.
Realizzato prevalentemente nelle due celebri varianti cromatiche verde e arancio, il panno casentino iniziò a diffondersi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento come materiale ideale per cappotti robusti e caldi, grazie all’elevata resistenza all’usura e alle intemperie e al comfort offerto dalla caratteristica superficie riccioluta.
Secondo la tradizione, la celebre tonalità rosso-arancio sarebbe nata casualmente da un errore di tintura, trasformandosi ben presto nell’elemento distintivo di questo tessuto.
Il classico cappotto in Panno Casentino, completo di martingala, divenne così un’autentica icona di stile, apprezzata da artisti, intellettuali e musicisti come segno di eleganza informale.
La sua notorietà internazionale crebbe ulteriormente quando Audrey Hepburn, nel film Breakfast at Tiffany’s (1961), indossò un cappotto in panno casentino arancio disegnato da Hubert de Givenchy, contribuendo a consacrare questo tessuto nell’immaginario della moda internazionale.
Ancora oggi il panno casentino rappresenta una delle eccellenze tessili della Toscana e continua a essere impiegato sia nell’abbigliamento sia nelle collezioni dei grandi marchi del lusso.
Nel 2022 Gucci contribuì alla sua riscoperta commissionando alla Manifattura del Casentino trenta chilometri di tessuto destinati a una nuova linea di accessori, riportando l’attenzione internazionale su questa storica produzione.
Quel rilancio, tuttavia, non fu sufficiente a garantire la stabilità economica dell’azienda, che negli anni successivi attraversò una nuova e grave crisi. Nonostante le difficoltà della storica manifattura e il complesso percorso di salvaguardia avviato dalle istituzioni, la tradizione del panno casentino non si è interrotta: altre realtà produttive del territorio continuano infatti a realizzarlo e a valorizzarlo, confermando come questo straordinario tessuto rimanga ancora oggi uno dei simboli più autentici della cultura manifatturiera toscana.

