Il Matthew Boulton II testimonia il particolare approccio progettuale di Giuseppe Chigiotti, figura atipica nel panorama del design italiano, capace di coniugare l’attività di architetto, docente universitario, storico del design e progettista.
La sua profonda conoscenza della storia degli oggetti non rappresenta mai un semplice patrimonio teorico, ma diventa materia viva del progetto.
Chigiotti appartiene infatti a quella ristretta schiera di designer che non cercano l’innovazione attraverso la rottura con il passato, bensì attraverso la sua interpretazione critica, dimostrando come la storia possa costituire una straordinaria risorsa creativa.
L’ispirazione nasce dalla figura di Matthew Boulton, imprenditore, orafo e industriale inglese del XVIII secolo, tra i protagonisti della prima industrializzazione delle arti applicate.
Chigiotti non ne riprende semplicemente il linguaggio formale, ma ne interpreta il pensiero: la capacità di coniugare qualità artigianale, produzione industriale ed eleganza senza tempo. Il progetto non è quindi una citazione nostalgica, ma una rilettura contemporanea di un archetipo, nella quale il passato diventa uno strumento per generare un oggetto nuovo.
Realizzato in ottone con finitura in nichel lucido, il candelabro è disponibile in due altezze, 32 e 16 centimetri. I cinque bracci emergono dinamicamente dal corpo centrale senza mai toccarsi, si sviluppano con naturalezza e terminano nei portacandele conici, evocando la crescita organica dei rami di un albero.
Chigiotti sviluppò il progetto in due diverse interpretazioni: la versione I, caratterizzata da un andamento più slanciato, e la versione II, nella quale il disegno assume un movimento più morbido e sinuoso.
La versione più bassa è stata concepita per la tavola, dove la sua altezza contenuta favorisce il contatto visivo e la conversazione tra i commensali, mentre quella più alta acquista una presenza maggiormente scenografica nello spazio domestico.
In entrambe le varianti il candelabro supera la propria funzione originaria per trasformarsi in un piccolo elemento architettonico capace di qualificare l’ambiente.
Non è un caso che un progetto di questa qualità sia stato accolto nel catalogo di Driade, azienda che ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia del design italiano, distinguendosi per la capacità di individuare progettisti dotati di una forte identità culturale oltre che formale.
La collaborazione con Driade rappresenta un significativo riconoscimento del lavoro di Chigiotti e conferma il contributo offerto dalla Toscana alla cultura del progetto contemporaneo.
Matthew Boulton II dimostra come anche un oggetto antico e codificato come il candelabro possa essere reinterpretato senza perdere la propria identità.
È questa la lezione più interessante di Giuseppe Chigiotti: innovare non significa necessariamente inventare forme mai viste, ma saper leggere la storia con occhi nuovi, riconoscendone i principi più profondi e trasformandoli in oggetti capaci di parlare al presente.

