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INGEGNO SCRITTORIO

INGEGNO SCRITTORIO

2013

Area tematica
Progetto

Leonardo da Vinci

Produzione per

Amerigo Bombara

Tra le numerose invenzioni attribuite a Leonardo da Vinci, una delle più affascinanti e meno conosciute riguarda un ipotetico strumento di scrittura con serbatoio d’inchiostro, spesso indicato come “Ingegno Scrittorio”.

A differenza di molte altre macchine leonardiane, la sua esistenza non è documentata da un esemplare originale né da una descrizione esplicita dell’autore, ma nasce dall’interpretazione di alcuni indizi presenti nei codici e dall’analisi della sua grafia. Si tratta quindi di una ricostruzione storico-progettuale che si colloca al confine tra ricerca documentaria, sperimentazione tecnica e affascinante ipotesi storiografica.

L’origine della teoria risiede nell’osservazione della straordinaria continuità della scrittura di Leonardo. Numerosi studiosi hanno infatti rilevato come molte pagine dei suoi manoscritti presentino un tratto estremamente uniforme e prolungato, difficilmente compatibile con l’impiego della tradizionale penna d’oca, che richiedeva frequenti immersioni nel calamaio. Da questa constatazione nacque l’ipotesi che Leonardo avesse concepito un sistema capace di immagazzinare una quantità di inchiostro sufficiente a garantire una scrittura continua, anticipando di alcuni secoli il principio della moderna penna stilografica.

A rafforzare questa interpretazione contribuirono gli studi del professor Carlo Pedretti, tra i massimi esperti internazionali di Leonardo, che individuò in alcuni disegni geometrici del Codice Atlantico possibili riferimenti progettuali a uno strumento di scrittura con serbatoio. Pur non costituendo una prova definitiva, queste interpretazioni hanno aperto un’interessante linea di ricerca sulla tecnologia della scrittura rinascimentale e sulla straordinaria capacità di Leonardo di immaginare strumenti destinati a semplificare le attività quotidiane.

Partendo da queste ipotesi, l’artigiano romano Amerigo Bombara ha realizzato una ricostruzione funzionante dell’Ingegno Scrittorio, cercando di tradurre in un oggetto reale le indicazioni desunte dai disegni leonardiani. Il risultato è uno strumento perfettamente utilizzabile, caratterizzato da un piccolo serbatoio interno e soprattutto da un originale pennino conico, attraversato da sottili scanalature longitudinali, capace di distribuire l’inchiostro in modo continuo e di scrivere con diverse inclinazioni, risultando adatto sia ai destrimani sia ai mancini. Più che una replica storica, si tratta di una ricostruzione sperimentale che dimostra la plausibilità tecnica dell’intuizione attribuita a Leonardo.

La ricostruzione ha contribuito a far conoscere questa affascinante teoria anche al grande pubblico grazie a una puntata di Superquark, nella quale Piero Angela ne mostrò il funzionamento e illustrò il percorso di ricerca che aveva portato alla sua realizzazione. Da allora l’Ingegno Scrittorio è entrato a far parte dell’immaginario legato alle invenzioni leonardiane ed è oggi esposto in diversi musei dedicati a Leonardo da Vinci in Italia e all’estero.

Al di là della discussione sulla sua effettiva esistenza storica, questo progetto testimonia ancora una volta l’eccezionale fertilità del pensiero leonardiano. Leonardo non si limitava infatti a immaginare grandi macchine o straordinari dispositivi bellici, ma osservava con la stessa attenzione anche i gesti più semplici della vita quotidiana, cercando continuamente soluzioni capaci di migliorarli.

Se l’Ingegno Scrittorio sia realmente esistito oppure rappresenti una brillante ricostruzione moderna resta ancora oggetto di dibattito; ciò che appare indiscutibile è il valore culturale di questa ricerca, che invita a rileggere i codici leonardiani con uno sguardo sempre aperto a nuove interpretazioni e dimostra come, a oltre cinque secoli di distanza, il genio di Leonardo continui ancora a suggerire domande prima ancora che fornire risposte.

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