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FACHIRO

FACHIRO

1975

Area tematica
Progetto

Marzio Cecchi

Produzione per

Gufram

Progettata da Marzio Cecchi nel 1975, Fachiro è una seduta-manifesto nella quale ironia, provocazione percettiva e ricerca sul comfort convergono in un oggetto che mette radicalmente in discussione l’immagine convenzionale della poltrona.

La superficie della seduta, interamente caratterizzata da una sequenza di morbidi spuntoni, evoca immediatamente il letto di chiodi del fachiro da cui deriva il nome.

Cecchi costruisce così un deliberato paradosso percettivo: ciò che alla vista appare respingente, rigido e potenzialmente ostile al corpo rivela, nell’uso, una natura sorprendentemente morbida e accogliente.

La funzione non viene negata, ma scoperta soltanto attraverso l’esperienza diretta dell’oggetto.

Fachiro appartiene alla ricerca personale sviluppata da Cecchi sul rapporto tra corpo, natura e spazio domestico e testimonia la sua capacità di trasformare un dispositivo funzionale in una presenza fortemente figurativa.

Gli spuntoni non costituiscono una semplice decorazione, ma alterano completamente la percezione della seduta, cancellando la tradizionale distinzione tra struttura, imbottitura e ornamento e conferendo all’oggetto una dimensione quasi organica e scultorea.

Particolarmente significativo è anche il rapporto tra sperimentazione e cultura materiale toscana. Per la realizzazione del primo esemplare Cecchi si rivolse infatti a un artigiano fiorentino specializzato nella lavorazione delle pelli: un incontro tra l’immaginazione anticonvenzionale del progettista e il sapere manifatturiero locale che caratterizza una parte importante della cultura del progetto sviluppatasi a Firenze.

Concepita nel clima di intensa sperimentazione del design italiano degli anni Settanta, Fachiro condivide con le esperienze radicali la volontà di mettere in crisi le convenzioni dell’abitare e il confine tra oggetto d’uso e oggetto provocatorio.

Cecchi lo fa tuttavia attraverso un linguaggio personale, nel quale la componente ironica non è mai separata dalla concretezza costruttiva e dalla relazione fisica con l’utilizzatore.

L’attuale riedizione da parte di Gufram restituisce Fachiro alla storia del design italiano e ne conferma la sorprendente attualità: a cinquant’anni dalla sua ideazione, la seduta conserva intatta la capacità di mettere in dubbio ciò che vediamo e ciò che ci aspettiamo da un oggetto destinato al comfort.

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