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EGOSPHERE

EGOSPHERE

1999

Area tematica
Progetto

Luigi Trenti

Produzione per

Pineider 1774

L’incarico, che rappresentò il debutto di Luigi Trenti nel settore degli strumenti da scrittura, scaturì da un dettagliatissimo brief elaborato dal marketing Pineider, che prevedeva finalmente lo sviluppo della loro penna istituzionale, destinata a una distribuzione capillare e concepita per rappresentare l’immagine e la tradizione del brand attraverso un oggetto importante, sofisticato e di qualità superiore, rivolto a un consumatore socialmente e culturalmente evoluto.

Era essenziale creare un prodotto autenticamente legato ai valori e alle atmosfere toscane: una regione amata in tutto il mondo, riferimento culturale internazionale e uno dei principali simboli dello stile Made in Italy.

L’ispirazione nacque dall’osservazione dello stemma Pineider, nel quale compaiono due torri sormontate da merli ghibellini. Un simbolo immediatamente riconoscibile, che richiama l’antica contrapposizione tra guelfi e ghibellini e una delle figure più celebri della nostra cultura: il “ghibellin fuggiasco”, Dante Alighieri, padre della letteratura italiana.

La merlatura ghibellina, oltre al suo valore storico, racchiude un potente messaggio architettonico, fondamentale per esprimere la toscanità sul piano artistico ed estetico. La parte terminale del cappuccio è dunque una stilizzazione di un merlo ghibellino, ma richiama anche il profilo morbido e irregolare delle colline toscane. Osservata lateralmente, invece, la forma si trasforma e assume la geometria del tipico cipresso toscano.

La clip, che attraversa il solco generato da queste superfici come un segno liquido, rappresenta simbolicamente un fiume che sgorga dalla sua sorgente — la piccola pietra sul retro, realizzata in diaspro dell’Isola d’Elba — e scorre verso il basso trasformandosi in una sottile goccia.

In un panorama dominato da penne progettate come solidi di rivoluzione cilindrica e prodotte mediante semplici lavorazioni al tornio, la scelta di sviluppare le due sezioni principali con geometrie differenziate, successivamente armonizzate tra loro, introdusse per la prima volta nel settore un concetto estetico innovativo: la transizione geometrica trasversale che genera il cosiddetto “morphing”.

Per ottenere questo risultato fu inizialmente ipotizzato il ricorso allo stampaggio a iniezione; successivamente venne invece adottata la lavorazione per asportazione dal pieno, mediante centri di lavoro a più assi, ricavando le forme da barre di metacrilato.

La collezione Egosphere rappresentò una vera novità nel settore dei Fine Writing Instruments. Oggetto di una campagna stampa su numerosi quotidiani, conquistò la copertina della rivista Penna, fu selezionata per l’ADI Design Index, esposta alla BIO di Lubiana e insignita del Good Design Award di Chicago. Inoltre, Michele de Lucchi la selezionò per la pubblicazione su The International Design Yearbook.

Soprattutto, rappresentò un esempio di come sia possibile interpretare l’identità di un brand in modo efficace ed elegante, proponendo un linguaggio nuovo e prestigioso senza dover ricorrere a decorativismi, sovrastrutture o citazioni didascaliche esplicite, soluzioni allora molto ricorrenti in produzioni analoghe.

L’introduzione del morphing avrebbe successivamente ispirato numerose produzioni di strumenti da scrittura a tutti i livelli. Anche marchi prestigiosi come Montblanc, con i modelli Kafka e Marlene Dietrich, e OMAS, con la Maserati, confermarono il carattere pionieristico e trendsetter del progetto.

Benvenuto in Museo Design Toscano, il primo museo che vive esclusivamente in formato digitale!

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