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CLIPPE

CLIPPE

1967

Area tematica
Progetto

Guido Chiti

Produzione per

IPAC

Nel panorama della manifattura metalmeccanica toscana del secondo Novecento, Pistoia rappresenta un caso emblematico di continuità produttiva e specializzazione tecnica. È in questo contesto territoriale, caratterizzato da una fitta rete di piccole officine e imprese familiari legate alla lavorazione dei metalli, che prende forma, alla fine degli anni Sessanta, l’Industria Pistoiese Articoli Casalinghi (IPAC), fondata da Guido Chiti.

L’azienda nasce come naturale evoluzione di esperienze imprenditoriali precedenti maturate nel settore degli articoli casalinghi, ma si struttura fin dall’inizio con una vocazione industriale più ampia e una visione orientata all’ottimizzazione dei processi.

Il cuore tecnologico di IPAC è rappresentato dall’acciaio inossidabile: un materiale che, oltre a rispondere alle esigenze funzionali dell’ambiente domestico – resistenza, igiene, durabilità – consente un controllo estremamente preciso delle lavorazioni a freddo, delle tranciature e delle deformazioni plastiche.

Nel corso dei decenni l’azienda consolida una filiera produttiva completa dedicata al pentolame e agli utensili da cucina, costruendo un sapere tecnico che riguarda non solo il prodotto finale, ma l’intero ciclo industriale, dalla gestione delle materie prime fino alla razionalizzazione degli scarti.

È proprio osservando i residui generati dallo stampaggio di pentole e coperchi che matura una delle intuizioni più originali della storia IPAC.

Alla fine degli anni Sessanta Antonio Chiti individua nel materiale di risulta, i caratteristici triangoli metallici prodotti dalla tranciatura dei dischi circolari, non un semplice rifiuto industriale, ma una potenziale risorsa progettuale.

Da questa lettura “rovesciata” del processo produttivo nasce la molletta in acciaio inox, brevettata nel 1967, concepita come oggetto autonomo e non come sottoprodotto secondario.

Dal punto di vista industriale, il ciclo produttivo della clip è un esempio particolarmente efficace di integrazione tra recupero materiale e progettazione funzionale. Il nastro di acciaio residuo viene nuovamente lavorato, sezionato e sagomato per ottenere le due semiscocche che costituiscono il corpo della molletta.

Successivamente, attraverso operazioni di stampaggio e piegatura, le superfici piatte acquisiscono la loro forma tridimensionale definitiva. L’assemblaggio con la molla centrale completa il sistema meccanico, generando un oggetto compatto, robusto e sorprendentemente efficiente nella presa.

Il valore progettuale della molletta IPAC non risiede soltanto nella sua funzione primaria, ma nella sintesi tra forma, struttura e logica produttiva. La geometria semplice, quasi archetipica, è il risultato diretto dei vincoli industriali, trasformati in qualità estetica.

In questo senso la clip rappresenta un esempio paradigmatico di design “implicito”: un progetto che nasce dal processo e non da un gesto formale arbitrario, e che anticipa temi oggi centrali come la riduzione degli sprechi e l’uso intelligente delle risorse.

Questo carattere essenziale e industrialmente onesto contribuisce a proiettare la molletta oltre il perimetro dell’oggetto domestico. Negli anni successivi alcuni esemplari entrano nel circuito del design internazionale, fino ad approdare nelle collezioni e negli store del Museum of Modern Art di New York, dove viene proposta al pubblico con il nome di Tower Clips.

Il riconoscimento museale non sancisce soltanto il valore estetico dell’oggetto, ma ne conferma il ruolo come testimonianza concreta di una cultura produttiva capace di coniugare industria e progetto.

A partire dai primi anni Duemila questo interesse internazionale diventa il motore di una nuova fase evolutiva. IPAC avvia un processo di riorganizzazione del prodotto, trasformando la molletta originaria in una vera e propria piattaforma modulare. Nasce così il marchio Clippe™, sotto il quale prende forma un sistema aperto di accessori multifunzionali realizzati in acciaio inox 18/0.

La clip non è più soltanto un oggetto unico, ma un principio generativo declinato in decine di varianti. Dal 2010 in poi la famiglia Clippe si amplia progressivamente includendo strumenti per la tavola, la cucina e l’uso quotidiano: supporti magnetici e a ventosa, porta-fiori, reggi-calice, mini utensili, elementi decorativi e piccoli strumenti ibridi a metà strada tra gadget e utensile professionale.

La collaborazione con designer e studi internazionali – tra cui Tomita Kazuhiko, Tauma, Domenico Cutullè, Ben Hsiao, Maatti Studio, Anima Dinamica e Foshan Enter – contribuisce ad arricchire il linguaggio formale della gamma, mantenendo tuttavia riconoscibile il DNA originario del progetto. Parallelamente, le Clippe entrano anche nell’ambito dell’accessorio personale e del lifestyle urbano.

Utilizzate come fermagli per capelli, elementi decorativi per borse e zaini, piccoli segni identitari da indossare, superano i confini dell’oggetto funzionale per diventare micro-icone contemporanee.

Questa capacità di adattamento a contesti diversi rafforza la loro natura ibrida: strumenti utili, ma anche oggetti narrativi, capaci di raccontare un’idea di design industriale accessibile, ironico e intelligente.

Oggi la collezione Clippe conta oltre settanta varianti e continua a evolversi come sistema aperto. La sua storia dimostra come un progetto nato da un dettaglio marginale del processo produttivo possa trasformarsi in un caso emblematico di innovazione “dal basso”, in cui la cultura tecnica dell’officina diventa materia prima per il design.

Un piccolo oggetto che, partendo da uno scarto, è riuscito a costruire un’identità globale e a rappresentare, in scala ridotta, uno dei tratti più autentici della creatività industriale italiana.

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